
Finanziare la cultura in Italia non è mai stato semplice. Eppure, negli ultimi anni, qualcosa è cambiato: musei, teatri e festival hanno smesso di aspettare i contributi pubblici e hanno iniziato a costruire strategie autonome di raccolta fondi. Il risultato è un settore in trasformazione, dove il fundraising culturale è diventato una competenza strategica e non più un'attività residuale. Con oltre 1 miliardo di euro raccolti grazie all'Art Bonus in dieci anni e una crescita del +20% nella raccolta privata nel 2025, i numeri raccontano una storia di maturità crescente, e di opportunità ancora in larga parte inesplorate.
Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano ha costruito nel tempo uno dei modelli di fundraising museale più strutturati d'Italia. Sotto la guida di Giovanni Crupi, Direttore Marketing e Fundraising, il museo ha sviluppato un approccio integrato che unisce grandi donatori corporate, fondazioni bancarie e un pubblico individuale sempre più coinvolto. La campagna "Tutti per il Museo per Tutti" del 2021 ha segnato un punto di svolta: per la prima volta, il museo ha chiesto ai visitatori di diventare donatori abituali, costruendo un senso di appartenenza collettiva attorno all'istituzione.
Valerio Melandri e l'esperienza forlivese hanno dimostrato che il fundraising culturale funziona quando parla alla comunità locale con autenticità. Non basta raccogliere fondi: bisogna restituire alla città una narrativa di cui sentirsi parte. La chiarezza degli obiettivi, la rendicontazione pubblica e la semplicità del messaggio sono stati i fattori chiave di un modello replicabile in contesti molto diversi tra loro.
Accanto alle grandi istituzioni, emergono modelli ibridi in cui cultura e imprenditoria si fondono. Alessandra Pellegrini, fundraiser culturale e fondatrice di BigBag Milano, ha costruito un ecosistema in cui un brand di moda sostenibile diventa strumento di raccolta fondi per istituzioni come la Veneranda Fabbrica del Duomo e Grande Brera. Ogni borsa venduta racconta una storia di artigianato, inclusione e mecenatismo diffuso, un modello che collega donatori UHNW a infrastrutture culturali durature, trasformando il consumo consapevole in atto filantropico.
Il paradigma è cambiato. La sponsorizzazione tradizionale, un'azienda eroga un contributo in cambio di visibilità, ha lasciato spazio a qualcosa di più complesso e più solido: la costruzione di ecosistemi relazionali tra enti culturali, imprese, donatori privati e comunità.
Alessandra Pellegrini, tra le figure più attive nel fundraising culturale italiano e docente presso la Scuola Holden di Torino, dove tiene un corso specifico sul tema, descrive questo processo come un lavoro di densità relazionale: non si tratta di vendere un progetto, ma di creare esperienze condivise che generano valore intergenerazionale. I donatori, in questa visione, non sono finanziatori anonimi ma co-autori di un patrimonio culturale che sopravvive loro. Questa prospettiva è particolarmente rilevante nel segmento dei donatori UHNW, per i quali l'impatto identitario e la legacy contano quanto, o più, del beneficio fiscale.
Per chi vuole avvicinarsi al fundraising culturale, esistono oggi strumenti consolidati e accessibili a enti di qualsiasi dimensione.
Con l'esaurimento progressivo dei fondi PNRR e la pressione crescente sui bilanci pubblici, il settore culturale italiano si trova a un bivio. La domanda non è più se fare fundraising, ma come farlo in modo sostenibile e strutturale. Gli enti che hanno già investito in competenze, relazioni e modelli ibridi, come quelli sperimentati da Alessandra Pellegrini, sono meglio posizionati per affrontare la transizione. Per gli altri, il tempo per costruire quella capacità si sta restringendo.
Non esiste una risposta universale, ma la maggior parte degli esperti concorda su un orizzonte minimo di 18-24 mesi per vedere risultati strutturali. Il fundraising non è una campagna: è un processo continuo di costruzione della fiducia tra l'ente e i suoi donatori. Le fondamenta, database, narrativa, strumenti fiscali, vanno costruite prima ancora di chiedere il primo euro.
Il fundraising culturale è una disciplina specifica, diversa dal fundraising nonprofit generalista o dal marketing commerciale. Richiede competenze in comunicazione del patrimonio, relazioni istituzionali, fiscalità delle donazioni e gestione dei donatori. Percorsi formativi specializzati, come quello tenuto da Alessandra Pellegrini alla Scuola Holden, offrono strumenti pratici e casi studio reali per chi vuole operare professionalmente nel settore.