
L’integrazione dell’intelligenza artificiale nel sistema produttivo italiano mostra livelli di maturità disomogenei e una diffusione prevalentemente individuale. La fotografia sullo stato dell'arte e sulle modalità d'uso dell'IA all'interno delle aziende è stata tracciata da Andrea Bontempi, Direttore Generale di Nomisma.
Dall'analisi emerge un divario tra l'impiego della tecnologia per fini personali o estemporanei e la vera e propria riorganizzazione dei processi industriali e dei modelli di business.
IL VIDEO -> AI, Bontempi (Nomisma): "Formazione fondamentale per imparare come si fa innovazione"
I dati presentati da Nomisma permettono di suddividere il tessuto imprenditoriale in quattro categorie principali in base al grado di penetrazione dell'intelligenza artificiale e della digitalizzazione.
Quasi la metà delle imprese analizzate (il 48%) impiega strumenti di intelligenza artificiale esclusivamente per scopi individuali da parte dei singoli collaboratori. In questo segmento, la tecnologia non è ancora stata interiorizzata a livello organizzativo per efficientare, standardizzare o ridurre i costi dei processi industriali.
Un quinto del sistema produttivo (il 20%) versa in una condizione di ritardo digitale generale, non avendo ancora avviato i processi base di digitalizzazione necessari per accedere alle tecnologie di intelligenza artificiale.
La quota restante delle imprese ha intrapreso un percorso di adozione strutturata, avviato prevalentemente tra uno e due anni fa. Questo gruppo si divide in due livelli di maturità:
| Categoria di Impresa | Percentuale | Caratteristiche dell'Adozione |
| Uso Individuale | 48% | Utilizzo da parte dei singoli dipendenti; assenza di impatto sui processi industriali. |
| Adozione Strutturata | ~32% | Integrazione nei processi produttivi; sperimentazione iniziale sui modelli di business. |
| Non Digitalizzate | 20% | Assenza di infrastruttura digitale di base; esclusione dalle tecnologie IA. |
