
Gi Group Holding ha pubblicato lo studio “Evoluzione del capitale umano nella Pa tra modernità, buone pratiche e innovazione”. La ricerca analizza la percezione della pubblica amministrazione tra le nuove generazioni e propone assi per un employer branding rinnovato. Stefano Butti, public administration division manager di Gi Group, ha dichiarato che la Pa deve valorizzare il capitale umano con percorsi agili, sistemi premianti trasparenti e ambienti ibridi. Gi Group offre un modello integrato per supportare le fasi lavorative nella Pa.
Le nuove generazioni vedono la Pa stabile con orari definiti, ma il 40% la associa ad attività ripetitive. Solo il 18% riconosce una cultura di valorizzazione del talento e il 16,7% la considera giovane e stimolante. Nel settore, oltre il 54% dei dipendenti ha più di 55 anni, gli under 35 sono l’8% e si prevedono oltre 500mila pensionamenti entro il 2030. Lo studio raccomanda politiche di age management per il ricambio generazionale.
Oltre il 70% dei concorsi si basa su prove nozionistiche, trascurando competenze trasversali e digitali. Esempi positivi includono i concorsi Inps 2020 e 2022, il progetto Emilia-Romagna 2023 e le sperimentazioni del Comune di Milano 2021-2023. Per strutturare l’approccio servono linee guida, piattaforme digitali e formazione per le Hr. I bandi devono includere finalità dell’ente, percorsi di crescita e work-life balance.
La Pa manca di standard condivisi per misurare competenze, produttività e motivazione. Lo studio propone un sistema di total reward con retribuzione, benefici, sviluppo professionale e benessere organizzativo.
L’onboarding va oltre le pratiche amministrative per incrementare produttività e retention. La direttiva Zangrillo del 16 gennaio 2025 impone 40 ore annue di formazione, ma solo il 48% degli enti ha aggiornato i Piao e il 21% rileva fabbisogni individuali. Il 53,5% dei lavoratori seguirebbe percorsi universitari orientati alla Pa, con enfasi su sviluppo personalizzato e mobilità interna.
L’evoluzione tecnologica è necessaria, con l’equità e l’inclusività prioritarie per il 34,4% dei lavoratori. Best practice provengono da enti come Milano, Ravenna e Bologna sulla Deia (Diversity, equity, inclusion & accessibility).