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Turismo e artigianato nei borghi: un mercato da 3.834 comuni ancora da sviluppare

6 Marzo 2026
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Turismo nei borghi Confartigianato
Tempo di lettura: 2 minuti

Il 75% dei turisti che visitano l'Italia si concentra sul 6% del territorio nazionale. Il dato, citato dalla ministra del Turismo Daniela Santanché al convegno di Confartigianato del 5 marzo 2026 a Roma, fotografa una distribuzione della spesa turistica fortemente sbilanciata e indica, al tempo stesso, la dimensione del mercato ancora da sviluppare nelle aree interne del Paese.

Il potenziale delle aree interne

Secondo i dati di Confartigianato, i comuni classificati come aree interne - esclusi dai principali flussi commerciali e turistici - sono 3.834. Si tratta di territori che esprimono un'offerta articolata in settori come artigianato tradizionale, enogastronomia, turismo lento, ciclo-turismo e cammini, ma che faticano a intercettare domanda in modo strutturato.

La redistribuzione di anche una quota marginale dei flussi turistici attualmente concentrati nelle grandi destinazioni genererebbe un impatto economico significativo su questi territori, sia in termini di occupazione locale sia di fatturato per le micro e piccole imprese del comparto.

L'artigianato come filiera economica dell'accoglienza

Il modello proposto da Confartigianato

Il presidente di Confartigianato Imprese Marco Granelli ha presentato al convegno una lettura del settore artigiano che va oltre la dimensione manifatturiera. «Fra i nostri associati ci sono ristoratori, b&b e tante aziende dell'indotto dei servizi che riescono a creare un'accoglienza di qualità rispetto ai tanti turisti che vengono nel nostro territorio», ha dichiarato.

Il modello proposto configura l'artigianato come ecosistema economico integrato, in cui produzione, ospitalità e servizi si combinano per generare valore sul territorio. Questa visione risponde alla crescente domanda di turismo esperienziale, che i dati di settore indicano come segmento in espansione a livello internazionale.

Le filiere strategiche

I settori identificati come prioritari per il rilancio economico dei borghi includono:

  • Artigianato manifatturiero (sartoria, ceramica, tessile): produzione con alto valore percepito e potenziale di integrazione con il retail turistico
  • Enogastronomia e prodotti tipici: filiera con forte capacità di attrazione e margini elevati nella distribuzione diretta
  • Turismo lento (cammini, ciclo-turismo, immersione naturale): segmento con crescita sostenuta e basso impatto infrastrutturale

La risposta del Ministero: destagionalizzazione e delocalizzazione

La strategia di Santanché

La ministra Santanché ha indicato destagionalizzazione, formazione e delocalizzazione dei flussi come i tre assi operativi della politica turistica per i piccoli comuni. L'obiettivo dichiarato è ridurre la pressione sulle destinazioni sature e distribuire la spesa turistica su un bacino territoriale più ampio.

«Come ministro del Turismo mi devo occupare del 94% del nostro territorio nazionale», ha dichiarato Santanché, sottolineando come il fenomeno dell'under-tourism rappresenti sia un problema di sostenibilità per le aree congestionata, sia un'opportunità economica per i territori marginali.

Il ruolo della formazione

Tra le misure indicate figura anche la formazione degli operatori locali, considerata condizione necessaria per rendere competitiva l'offerta dei borghi rispetto agli standard richiesti dal mercato turistico internazionale. Su questo punto il Ministero ha confermato la propria sintonia con Confartigianato, che attraverso la propria rete associativa può fungere da canale di trasmissione delle competenze verso le micro-imprese del territorio.

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